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Le volpi non cambiano

Casa mia si trova circondata da prati a pascolo e metati dove un tempo, neppure tanto remoto, i castagni erano gli alberi del pane della gente di montagna. Con l'infittirsi degli alberi e l'abbandono delle terre coltivate, i luoghi attorno a casa diventano sempre più selvatici. Non si raccoglie più la legna ed il sottobosco sparisce. I mirtilli e le fragole vengono soffocati dai rovi, dalle sterpi, dilagano le infestanti robinie. Aumentano le vipere che li trovano sempre più da mangiare topi, ma aumentano anche volpi e donnole, faine ed uccelli rapaci. Neppure i funghi non riescono a crescere più, gli manca al sottobosco il sole che genera la vita. Così i sentieri vengono divorati tra spini e rovi, le vecchie mulattiere che hanno visto passare qualche carrozza di signori altolocati e tanti carbonai e pastori cadono in rovina. Tutto si trasforma e sempre più velocemente.
I cinghiali anticamente non si sono mai visti, ma qualche ambientalista del piffero ha pensato bene di collocarli in questo bel presepe, cosicchè, di notte, rovinano le culture di grano e semenze varie, rendendo ancor più difficile la vita ai contadini. Sono apparsi i cervi e ritorneranno i lupi, si spera, che avranno il compito di riportare l'equilibrio tra gli erbivori, caprioli compresi. L'uomo propone ma la natura dispone. Un vecchio detto recita: "Sette volte bosco, sette volte prato, poi torna tutto com'era stato" (da piccolo mi facevano credere che questa fosse la filastrocca che cantavano gli gnomi nelle notti di luna piena).

 

 

 


Fu sul finire di maggio che trovai una cornacchia spelacchiata vicino al ghiareto nel bosco, e la cosa m'insospettì a tal punto che riuscii a trovare la tana della volpe e dei suoi piccoli. Ben nascosta in luogo impervio e selvatico, è stato l'odore di carne putrida e l'apertura della tana con la terra ben compressa che mi hanno fatto trovare la tana. Chinandomi ho intuito che erano tutti li sotto in silenzio, prudenti e sospettosi. Non ho voluto disturbare oltre e me ne sono andato. Ma un tempo mi raccontavano i contadini, le volpi le cacciavano per mangiarsele e per salvare galline e pollai. Le uova erano preziose quanto il grano con cui si faceva farina, e con i due ingredienti si produceva la pasta fatta in casa che sfamava tante bocche e tanti stomaci.
L'ultima nevicata di marzo sono tornato alla tana estiva per vedere in quanti abitavano quel rifugio. Non proprio la mattina stessa che è smesso di nevicare; bisogna lasciare un poco di tempo agli animali selvatici. Sulla neve è più semplice leggere le tracce. Dopo un giorno dalla nevicata ho letto sulla neve gli abitanti di quella tana. E mi viene in mente un vecchio e caro cacciatore che mi fu maestro nelle cose della natura. Poi penso a quanto posso essere stupido nel passare mezza giornata della mia vita per sapere quante volpi ci sono in quella tana. In un mondo dove le cose cambiano velocemente, dove si parla al cellulare e si acquista tramite internet, mi sento ai margini della società. Ma le volpi non cambiano, si adeguano a predare vicino ai bidoni delle città e dei paesi, si fanno più furbe e sfruttano l'uomo e la sua abbondanza. E' l'uomo che cambia e non si rende conto, gli animali si adeguano ma non cambiano. L'uomo è convinto di cambiare il mondo, ma sta solo cambiando se stesso. E gli animali, tutti, stanno aspettando ai margini del bosco...

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